SOUND KITCHEN

Ricettario Vegano – Manifesto Poetico – Sound System Selvatico per Spiriti Musicali & Indomiti Distanti dal Consueto

Archivi per il mese di “maggio, 2017”

MAGNOLIA, LA STORIA DELL’ALBERO SPIRITOSO

C’era una volta un Albero che non parlava bene l’italiano.

Magnolia era alta più di venti metri, con possenti, folti e lunghissimi rami e grandi foglie lucide verde scuro, morbide come il velluto. Quando poi era in fioritura spargeva un delizioso profumo inebriante per chilometri.

Ai suoi piedi, due grandi panchine, la leggenda vuole costruite coi suoi rami da tal Tibaldo ‘il Grigio’, avevano ospitato generazioni di fondoschiena, ogni benedetto giorno. Pensionati, mamme con bimbi vivaci e giovani pacatamente schiamazzanti trascorrevano all’ombra di Magnolia molto tempo, sereni e ben ossigenati.

Magnolia interveniva nei discorsi della gente e raccontava spesso di fatti straordinari a cui aveva assistito nel corso degli anni. Ogni tanto raccontava anche barzellette spinte ( ne aveva sentite così tante!). Un fatidico brutto giorno, però, nel Paese arrivò un ricco politicante, Bisunto Schifo, il quale, con appoggi e rapide manovre, riuscì a insediarsi in Municipio. Rappresentante di GranBellaItalia, partito politico di maggioranza con forti idee regressiste, Schifo, come prima cosa impose democraticamente il Nuovo Piano Regolatore, che ( i più lesti avranno già intuito ) tra i progetti di imminente realizzazione prevedeva l’abbattimento dell’Albero, primo perchè cavo, quindi a loro parere molto pericoloso, secondo per permettere la felice costruzione di un MegaIpermercatoMultisalaCinetexSpa, con annesso parcheggio a cinque piani, ennesima perla di follia urbanistica ideata per diventare fulcro nevralgico della psicosi da shopping di massa. Naturalmente la popolazione insorse; ci furono scioperi, cortei e sommosse piccole e grandi. Come avviene spesso in queste occasioni, sull’Albero, in sua difesa, salì anche una giovane ambientalista, Giovanna. Di lì a poco le si aggiunse Schwartz, gà noto alle cronache come uno dei più attivi arrampicatori del C.I.A.O., Comitato Internazionale Alberi Occupati, reduce da una campagna di difesa di baobab nel cuore dell’Africa Nera. Magnolia,intanto, aveva drammaticamente cessato di parlare.

Per la Giunta tutta era comunque arrivato il momento di agire e usare il pugno di ferro, o meglio, il katerpiller d’acciaio, oltrepassare la folla di pacifici dimostranti, fregarsene di Giovanna e Schwartz e abbattere, abbattere, abbattere.

Contro il volere del popolo, ma con il potere e l’autorità propri del politicante, presto sarebbe cambiato ben più del paesaggio.

Fu allora, una mattina fresca col cielo terso, che Magnolia ricomincò a parlare.

‘Voglio parlari con Cape’ ,disse.

Chi sarà questo ‘Cape’? ,si domandarono tutti.

‘Magnolia, chi è Cape?’, le chiese il vecchio Baron.

‘Cape di Giunta’, rispose.

‘Accidenti, Magnolia, il tuo italiano fa paura, e sì che ne hai sentite di chiacchiere…comunque, vuoi proprio parlare con Bisunto Schifo?’, le domandò il Baron.

Magnolia annuì con un leggero ma deciso roteare di rami.

Immediatamente un rappresentate del gruppo volontario ‘SalviamoMagnolia’ corse a portare il messaggio al GranPalazzo.

L’arrivo di Schifo fu repentino, anch’egli non poteva nascondere una certa curiosità su cosa avesse da dirgli l’Albero. Arrivò sulla limousette nera presidenziale, con quattro guardie del corpo, cinque portaborse e tre escort e si fece largo a suon di clacson tra la folla.

Scese dall’auto e si avvicinò a Magnolia.

La folla si allontanò, formando un enorme cerchio. Dentro al cerchio, solo Schifo e Magnolia, che gli disse: ‘Avvicinati.’

Schifo, un po’ intimorito, accostò l’orecchio peloso al possente tronco, quasi a toccarlo, mentre Magnolia cominciò a bisbigliargli qualcosa. L’espressione sul faccione del politicante lentamente prese a mutare: bocca e mento cominciarono a tremare, divenne a poco a poco paonazzo, finchè, finito di ascoltare scoppiò in una tale risata da comiciare a rotolare letteralmente per terra, una risata talmente piena e profonda, che non finì mai.

Schifo, infatti, non riuscì mai più a smettere di ridere.

Dovettero portarlo via di peso, nessuno sa esattamente che fine abbia fatto. In questo modo la giunta saltò e con lei il Nuovo Piano Regolatore.

Magnolia non rivelò mai cosa avesse detto a Schifo.

C’è chi scommette gli abbia raccontato la barzelletta della suora e del prete con i tre idraulici nel bagno del convento che…ma no, non ve la racconto, potreste ridere per l’eternità.

FANCY

BEDDU L’AMORE E CHI LU SAPE FA

PIOVE FUNK

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